Credits to Unsplash.com
11.03.2020
Paola Emilia Cicerone

Violenza sessuale ai danni di due studentesse americane: il caso di Firenze

I fatti, i procedimenti penali, le condanne

Fascicolo 3/2020

Per scaricare l’ordinanza della Corte di Appello di Firenze del 7 gennaio 2020, clicca qui.

Per scaricare la sentenza pronunciata dal Tribunale di Firenze, sez. II penale, in data 21 febbraio 2020, clicca qui.

Per leggere la replica inviata dalla dott.ssa  Isabella Nanni in merito alle affermazioni contenute nella sentenza sopracitata, clicca qui.

***

Si è conclusa con due condanne la prima fase del processo contro i due carabinieri accusati di aver violentato a Firenze, nell’autunno 2017, due studentesse americane dopo averle riaccompagnate a casa dalla discoteca con l’auto di servizio.

Il 21 febbraio scorso il Tribunale di Firenze ha condannato a 5 anni e 6 mesi l’ex carabiniere Pietro Costa, uno dei due militari. L’altro imputato, l’ex appuntato Marco Camuffo, era già stato condannato, con rito abbreviato, a 4 anni e 8 mesi di reclusione in data 11 ottobre 2018[1].

Secondo quanto ricostruito dall’accusa, i due militari avrebbero agito abusando della qualità di carabiniere in servizio e violato gli ordini impartiti dai superiori facendo salire illegittimamente le ragazze sull’auto.

Si è conclusa con due condanne la prima fase del processo contro i due carabinieri accusati di aver violentato a Firenze, nell’autunno 2017, due studentesse americane dopo averle riaccompagnate a casa dalla discoteca con l’auto di servizio

La storia di questa vicenda comincia nella notte tra il 6 e il 7 settembre 2017 al “Flò” di Piazzale Michelangelo, una discoteca frequentata, come molti locali fiorentini, da studenti stranieri. I due carabinieri sono arrivati al locale chiamati dal proprietario, insieme ad altre due Gazzelle, per sedare una rissa. Lì hanno incontrato due studentesse statunitensi di 19 e 21 anni, che poi hanno accompagnato a casa con l’auto di servizio. Secondo le prime informazioni raccolte, all’uscita della discoteca le ragazze hanno chiesto informazioni a dei carabinieri in servizio, che prima le avrebbero aiutate a cercare un taxi e, poi, si sarebbero offerti di accompagnarle a casa. E la violenza sarebbe avvenuta proprio nello stabile di Borgo Santi Apostoli, in pieno centro, dove abitavano le due studentesse.

Alle ore 4:00 del mattino le ragazze chiedono aiuto, una delle loro coinquiline chiama la polizia che riceve la denuncia per violenza e avvia il protocollo dei controlli con visite specialistiche in due ospedali, assistenza psicologica e trasferimento in una residenza protetta, dove il giorno dopo le raggiungono i familiari.

La violenza sarebbe avvenuta proprio nello stabile di Borgo Santi Apostoli, in pieno centro, dove abitavano le due studentesse

Nei primi giorni dopo l’accaduto, le cronache sono assai caute. «Possibile che tutto questo sia veramente accaduto?», chiede il quotidiano La Nazione in un articolo dell’8 settembre[2]. Si parla di «accusa choc» che sconcerta la città[3]. Intanto cominciano a emergere i primi dati. Che le ragazze siano effettivamente salite sull’auto dei carabinieri, per esempio, è confermato dalle telecamere di sicurezza lungo il tragitto, e altre telecamere mostrano che l’auto ha sostato per una ventina di minuti davanti allo stabile in cui abitano insieme ad altre studentesse. Secondo alcuni documenti, poi, dei militari si perdono le tracce per circa un’ora: i due si allontanano da Borgo Santi Apostoli intorno alle 3:00 e rientrano in contatto con la centrale alle 4:00. Le visite mediche confermano che le ragazze hanno avuto recenti rapporti sessuali, anche senza esprimersi in merito a una presunta violenza, mentre la polizia scientifica individua tracce biologiche compatibili con un rapporto sessuale che sarebbe avvenuto nell’androne del palazzo, e ulteriori tracce nel percorso tra l’ingresso del palazzo e l’appartamento.

Intanto, anche la Procura militare di Roma apre un’indagine su quanto accaduto, e il ministro della difesa Roberta Pinotti dichiara che «gli accertamenti sono ancora in corso ma risulta una qualche fondatezza rispetto alle accuse che vengono mosse»[4].

Passa una settimana prima che siano resi noti i nomi degli imputati: sono l’appuntato scelto Marco Camuffo, 46 anni, e il carabiniere scelto Pietro Costa, 32 anni. I due militari, prima Camuffo e poi Costa, ammettono di avere avuto un rapporto sessuale con una delle ragazze dicendo però che si è trattato di un rapporto consensuale, e di essere entrati nello stabile perché invitati.

Passa una settimana prima che siano resi noti i nomi degli imputati: sono l’appuntato scelto Marco Camuffo, 46 anni, e il carabiniere scelto Pietro Costa, 32 anni. I due militari, prima Camuffo e poi Costa, ammettono di avere avuto un rapporto sessuale con una delle ragazze dicendo però che si è trattato di un rapporto consensuale

Intanto i giornali cambiano tono. Il 12 settembre Il Corriere della sera riporta uno stralcio dell’avviso a comparire notificato dal Procuratore militare Marco De Paolis e dal Sostituto Procuratore Antonella Masala, che contestano ai due la violata consegna e il peculato: «Senza alcuna autorizzazione e in assenza di ragioni di servizio», si legge nel documento, «Camuffo e Costa facevano accedere nella autoradio Fiat Bravo due civili non legittimate, che provvedevano a trasportare dalla discoteca sino all’abitazione in Borgo Santi Apostoli. Per farlo modificavano arbitrariamente il previsto itinerario, portandosi in settore di competenza di altra forza di polizia, nonché omettevano di riportare nell’ordine di servizio la modifica e l’accompagnamento delle due civili»[5]. I due, insomma, non avevano comunicato al proprio comando né avevano riportato sui fogli di servizio di aver fatto salire in auto le due ragazze, fatto che di per sé già costituisce reato, tanto che dal 9 settembre l’Arma dei Carabinieri ha disposto per i due un provvedimento di sospensione precauzionale dall’impiego, subito notificato agli interessati.

Mentre la Procura della Repubblica di Firenze richiede l’incidente probatorio, in considerazione della particolare delicatezza del reato, emergono alcuni dati che saranno poi gli elementi chiave del processo. Il primo è il presunto tasso alcolemico delle ragazze intorno alle 3:00 di notte, ossia al momento in cui salgono sull’auto del 112. Quando scattano le prime analisi, circa tre ore più tardi, la percentuale di alcol nel sangue è ancora molto elevata: 1,68 e 1,59 grammi per litro. Sono le ragazze stesse a dire di essere state troppo ubriache per capire cosa stesse succedendo, ma come fa notare un articolo apparso su Italianinsider, in Italia il fatto che lo stato di ebrezza vanifichi il consenso non ha il peso che avrebbe in un’Università americana[6].

Un altro elemento su cui s’indaga è lo scambio di telefonate tra il posteggio dei taxi e le ragazze: secondo i verbali, la telefonata al taxi con cui le ragazze volevano tornare a casa parte dallo smartphone di una delle due e viene “proseguita” da uno dei due militari. Ma se, come sembra da alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa, la centrale ha inviato un taxi, perché la pattuglia decide di accompagnarle a casa? Si cerca anche di capire se le studentesse e i carabinieri si siano scambiati i numeri di telefono, anche se questo, come sottolineano i legali delle ragazze, non influisce sul loro mancato consenso al rapporto sessuale.

L’attenzione si riaccende sul caso quando le due ragazze, il 22 novembre, rientrano a Firenze per essere interrogate dal GIP Mario Profeta. Gli interrogatori si svolgono con modalità protetta, ossia in una stanza separata collegata in audio video con l’aula bunker dove si trovavano il PM, i difensori ed uno dei due indagati, Pietro Costa. Ma si tratta comunque di un interrogatorio lungo e drammatico, e come sottolineano i giornali sarà un’esperienza pesante per le ragazze, che comunque confermano le accuse. Gli avvocati della difesa, Cristina Menichetti e Giorgio Carta, presentano 250 domande per ciascuna delle due ragazze ma il giudice ne ammette solo un terzo, respingendo quesiti attinenti alla sfera personale. Ma qualche domanda viene comunque formulata, per essere poi dichiarata inammissibile, e trapela attraverso i giornali: «È la prima volta che è stata violentata in vita sua?», «Ha un fidanzato?», «Trova sexy gli uomini in divisa?», «Indossava la biancheria intima?»[7].

Gli interrogatori si svolgono con modalità protetta […]. Ma si tratta comunque di un interrogatorio lungo e drammatico, e come sottolineano i giornali sarà un’esperienza pesante per le ragazze, che comunque confermano le accuse

Negli stessi giorni l’avvocato di Costa, Giorgio Carta – esperto di diritto militare e già presidente onorario dell’ASFOA (Associazione Sostenitori Forze dell’Ordine e Armate) – che non nasconde la sua parzialità nei confronti dell’Arma, dichiara in un’intervista audio a Radio Capital che il suo imputato «è un bellissimo ragazzo, non ha proprio bisogno di stuprare nessuna»[8].

La prima decisione arriva proprio dall’Arma dei Carabinieri che nel maggio 2018, al termine di un’indagine disciplinare, destituisce i due carabinieri accusati di «concorso in violata consegna continuata e aggravata e di concorso in peculato militare aggravato», e nel novembre dello stesso anno il Gip del Tribunale Militare di Roma li condanna a 6 mesi di reclusione, con pena sospesa, per uso improprio dell’auto[9].

Nel gennaio 2019 Marco Camuffo, che è ricorso al rito abbreviato con conseguente riduzione della pena, è condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione. Nelle motivazioni della sentenza il giudice Frangini parla di «rapporto sessuale con violenza, senza il consenso, approfittando di una situazione psicofisica di inferiorità ma soprattutto a fronte del dissenso ben espresso dalla ragazza»[10]. Secondo le accuse nei confronti dei due carabinieri, le ragazze avevano bevuto al punto di non essere in grado di opporsi. «Sostenere – scrive il giudice – come hanno fatto Camuffo e Costa, che non si sono accorti che avessero bevuto è un falso, tanto evidente quanto ingenuo»[11]. Dal canto suo Camuffo – pur definendo quanto accaduto «il più grande rammarico della mia vita» – continua ad affermare che il rapporto fu consensuale e consapevole[12].

Secondo le accuse nei confronti dei due carabinieri, le ragazze avevano bevuto al punto di non essere in grado di opporsi. «Sostenere – scrive il giudice – come hanno fatto Camuffo e Costa, che non si sono accorti che avessero bevuto è un falso, tanto evidente quanto ingenuo»

Il processo a Costa, che nel frattempo ha cambiato avvocato, inizia nell’ottobre 2019 ed è celebrato a porte chiuse, nonostante l’istanza di ricusazione del giudice Marco Bouchard, Presidente del collegio, avanzata dai difensori di Costa, avvocati Daniele Fabrizi e Serena Gasperini: l’obiettività del magistrato sarebbe messa in discussione dal fatto di aver ricoperto in passato l’incarico di presidente di Rete Dafne Italia, associazione per aiuto a vittime di violenze sostenuta dal Comune di Firenze. L’istanza è stata però respinta dalla Corte di Appello di Firenze[13]; il processo è ripreso e il Tribunale di Firenze ha condannato Costa, oltre che alla pena di 5 anni e 6 mesi di reclusione, all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e al risarcimento dei danni alle parti civili (stabilendo una provvisionale di 30mila euro a favore della vittima sessuale, di 10mila per il Comune di Firenze, di 10mila per il Ministero della Difesa e di 10mila per il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri)[14].

L’imputato, presente in aula per tutta l’udienza, si è allontanato prima della lettura della sentenza.


 

 

[1] Cfr. G. Adinolfi, Firenze, carabiniere condannato per violenza sessuale. Il giudice: “Il rapporto c’è stato, ed era contro la volontà della ragazza”, ne La Repubblica, 15 gennaio 2019.

[2] Si veda l’articolo “Violentate dai carabinieri”, trovate tracce biologiche. Pinotti: “C’è qualche fondatezza”.

[3] Ibidem.

[4] Ibidem.

[5] F. Sarzanini, Firenze, stupro Carabinieri: «Noi invitati dalle ragazze». Ma ci sono buchi e violazioni nella notte dei carabinieri, ne Il Corriere della sera, 12 settembre 2017.

[6]  Si veda l’articolo Carabinieri rape trial in Florence commences, ne Italianinsider, 22 novembre 2017.

[7] Si veda l’articolo Stupro Firenze, le domande degli avvocati alle studentesse Usa sotto interrogatorio: “Aveva la biancheria intima?”, ne Il fatto quotidiano, 14 febbraio 2018.

[8] Si veda l’articolo È bello, non ha bisogno di violentare”, parla il legale di uno dei carabinieri, in Civonline, 25 novembre 2017.

[9] Si veda l’articolo Firenze, carabinieri già condannati stupro: altri 6 mesi da tribunale militare, ne Il messaggero, 6 novembre 2018.

[10] Si veda l’articolo Stupro studentesse Firenze, un carabiniere inchioda l’altro: «La ragazza diceva no», ne Il messaggero, 15 Gennaio 2019

[11] Cfr. G. Adinolfi, Firenze, carabiniere condannato, cit.

[12] D. Falcioni, Carabiniere condannato per stupro a Firenze: “È il più grande rammarico della mia vita”, in Fanpage, 14 ottobre 2018.

[13] Cfr. l’ordinanza della Corte di Appello di Firenze del 7 gennaio 2020, in allegato.

[14] Cfr. la sentenza pronunciata dal Tribunale di Firenze, sez. II penale, in data 21 febbraio 2020, in allegato.

Altro

Un incontro di saperi sull’uomo e sulla società
per far emergere l’inatteso e il non detto nel diritto penale

 

ISSN 2612-677X (sito web)
ISSN 2704-6516 (rivista)