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06.06.2019
Redazione

I “facinorosi” assolti

Le motivazioni della sentenza del GIP di Trapani, 23 maggio 2019

Le motivazioni della sentenza con la quale, lo scorso 23 maggio 2019, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trapani, dott. Piero Grillo, a seguito di giudizio abbreviato, assolve un cittadino sudanese e un cittadino ghanese soccorsi, insieme ad altri 63 naufraghi, dal rimorchiatore Vos Thalassa nel canale di Sicilia nel luglio 2018, ed arrestati al momento dello sbarco perché accusati di avere guidato una rivolta contro l’equipaggio del mercantile per non essere ricondotti in Libia, oltre che per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, rappresentano un’assoluta novità sia per la soluzione giuridica adottata sia per i complessi e articolati argomenti che contengono.

Il caso, noto alle cronache per la definizione che, allora, alcuni Ministri diedero dei due migranti, definiti “facinorosi” e da far scendere “in manette” dalla nave militare Diciotti (sulla quale erano stati trasbordati), si è concluso con l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato poiché riconosciuta in loro favore la causa di giustificazione della legittima difesa.

Nella sentenza – che si pubblica qui integralmente – il Giudice prende in considerazione e sviluppa compiutamente un tema cruciale, ossia se un’azione offensiva posta in essere per salvaguardare dei diritti primari della persona come quello alla vita, all’integrità fisica e sessuale – tutti messi a repentaglio in caso di respingimento in Libia – possa essere ritenuta legittima.

A questa conclusione positiva il giudicante perviene attraverso una compiuta disamina di tutte le fonti internazionali, europee e nazionali, tenendo fermo il focus sull’analisi dei diritti umani fondamentali palesemente violati in territorio libico, nonché ponendo l’accento su tutti i temi più controversi, dalla ricerca e salvataggio delle persone in pericolo in mare,  alla materia della protezione internazionale e del principio di non refoulement, sino a un’inedita e assai innovativa analisi della portata del c.d. memorandum d’intesa tra Italia e Libia del 2 febbraio 2017, ritenuto in contrasto con la Convenzione di Amburgo e il diritto internazionale consuetudinario. La questione della conduzione in un porto sicuro è ampiamente esaminata così come lo stato in cui versano le persone in Libia, la cui fonte espressamente richiesta dal tribunale ai fini della decisione per un puntuale e autorevole quadro è l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Augurandovi buona lettura, torneremo presto con ulteriori riflessioni ed analisi su questa pronuncia, che appare come una pietra miliare nel campo della tutela dei diritti inviolabili dell’uomo.

 

Per leggere le motivazioni, clicca su “apri allegato”.

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