Di recente, in occasione della giornata internazionale contro il Narco Traffico (26 giugno 2019), è stata presentata, presso la Camera dei Deputati, la decima edizione del Libro Bianco sulle droghe, intitolato “La Guerra dei Trent’anni”.

Dal testo, ricco di dati e di informazioni, emerge chiaramente un fatto incontrovertibile: quello che il c.d. Testo Unico sulle sostanze stupefacenti (d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 e succ. modif. – Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza) è, ad oggi, la causa principale di “accesso” delle persone al sistema della giustizia penale del nostro Paese.

Basti pensare che, nel corso del 2018:

  • 222.154 sono state le persone coinvolte in procedimenti penali connessi all’utilizzo di sostanze stupefacenti;
  • 14.118 sono quelle che hanno fatto ingresso in carcere con imputazioni o condanne attinenti alla detenzione illecita di sostanze psicotrope;
  • il 30% circa degli arresti effettuati in Italia è riconducibile alla violazione della disciplina sulle sostanze stupefacenti (valore che si colloca al di sopra della media mondiale, che si attesta, invece, attorno al 20%);
  • quasi il 28% dei detenuti del nostro Paese ha problemi, accertati, di tossicodipendenza.

Infatti, come si evince dal rapporto qui allegato, dei 59.655 detenuti presenti nelle carceri italiane al 31 dicembre 2018, ben 16.669 (vale a dire il 27,94% dei soggetti) sono tossicodipendenti.

Tra il totale dei detenuti, poi, si registrano 14.579 persone ristrette per violazione del solo art. 73 d.P.R. 309/90 (Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze psicotrope) e 5.488 individui incarcerati per violazione dell’art. 74 d.P.R. 309/90 (Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope).

Aumenta, per fortuna, il numero di condannati che accede, sia dalla libertà sia dalla restrizione, alle misure alternative alla detenzione (tra cui, e soprattutto, all’affidamento in prova ai servizi sociali, ai sensi dell’art. 47 ord. penit., e all’affidamento in prova in casi particolari, ai sensi dell’art. 94 d.P.R. 309/90), ed aumenta, altresì, il numero di persone che, ai sensi dell’art. 75 d.P.R. 309/90 (condotte integranti illeciti ammnistrativi), viene segnalato al Prefetto per consumo di sostanze illecite (39.278 soggetti nel 2018, di cui una gran parte minori di anni diciotto, dove si registra un aumento del 394,4% negli ultimi tre anni). A queste segnalazioni consegue, il più delle volte, una sanzione meramente punitiva [ad esempio: a) la sospensione della patente di guida, del certificato di abilitazione professionale per la guida di motoveicoli e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori o il divieto di conseguirli per un periodo fino a tre anni; b) la sospensione della licenza di porto d’armi o il divieto di conseguirla; c) la sospensione del passaporto e di ogni altro documento equipollente o il divieto di conseguirli; d) la sospensione del permesso di soggiorno per motivi di turismo o il divieto di conseguirlo se cittadino extracomunitario] e, solo raramente, un “invito” di tipo terapeutico: si consideri che, sempre lo scorso anno, su 39.278 persone segnalate al Prefetto solo 82 sono state sollecitate a seguire un programma di trattamento socio-sanitario!

Quindi, punire chi fa uso di sostanze stupefacenti o psicotrope piuttosto che trattare questi soggetti. Contrastare, sanzionare e reprimere questo tipo di condotte piuttosto che comprendere (non giustificare!), gestire e curare le persone con problematiche di dipendenza da sostanze.

Peccato, però, che questo modo di agire e di dare concretezza ad una siffatta scelta di politica criminale non tiene conto delle persone e di quello che sta “dietro” ad una condotta umana. Inoltre, non valuta, in modo onesto, i saldi economici, sociali e sanitari del nostro Paese e, come si legge sempre nel rapporto, quelli specifici della repressione penale: infatti, se solo si considerasse la soluzione di non tenere in carcere le persone tossicodipendenti (16.669 soggetti al 31 dicembre 2018) e si optasse per una loro “gestione” alternativa (sul territorio e/o presso strutture socio-sanitarie adeguate), «non vi sarebbe», ad esempio, «il problema del sovraffollamento carcerario», con tutto quello che esso comporta.

 

Per scaricare il rapporto completo, pubblicato sul portale Fuoriluogo, clicca su “apri allegato”.

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ISSN 2612-677X
ISSN (Fascicoli) 2704-6516