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Nonostante la si accusi ora di aver violato le leggi dello Stato italiano,

e in particolare il divieto di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina previsto dall’art. 12 del d.lgs. 286/1998 e il divieto di ingresso imposto dal Ministro dell’Interno sul fondamento del DL 53/2019, c.d. sicurezza-bis, la comandante Rackete, fin dall’inizio dei soccorsi, non ha fatto altro che rispettare un obbligo imposto dal diritto internazionale e dalle leggi sia italiane sia del suo stato di bandiera.

«Se di responsabilità si vuole parlare, sarebbe meglio parlare di quelle dell’Italia. Va infatti considerato che la nave, probabilmente già da prima, ma sicuramente da quando è entrata nelle acque territoriali italiane, si trova sotto la giurisdizione dell’Italia per l’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, pertanto il prolungarsi del trattenimento a bordo della nave dei migranti, già estremamente provati, integra da parte dello Stato italiano una violazione dell’art. 3 e dell’art. 5 della Convenzione».

F. De Vittor[1], Sea Watch 3: la lezione di diritto di Carola, in cattolicanews.it, 27 giugno 2019.

«Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti»

 

«Ogni persona ha diritto alla libertà e alla sicurezza»

Artt. 3 e 5 della Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali

«Fermo restando quanto previsto dall’articolo 54 del codice penale, non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizioni di bisogno comunque presenti nel territorio dello Stato»

Art. 12, comma 2, d.lgs. 286/1998

«[…] l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica Autorità, esclude la punibilità»

Art. 51 c.p.

Torneremo presto a parlare dei numerosi profili problematici sottesi alla vicenda che, proprio in questi giorni, vede protagonista Carola Rackete, Capitana della nave Sea Watch 3, arrestata nella notte tra venerdì 28 e sabato 29 giugno dopo aver forzato il blocco delle autorità italiane presso il porto di Lampedusa, consentendo così lo sbarco dei 40 migranti a bordo della nave. Il Gip di Agrigento, all’udienza dello scorso  2 luglio, non ha convalidato l’arresto e ha ritenuto di non disporre alcuna misura cautela nei confronti della Rackete.

Intanto, vi invitiamo a leggere il testo dell’ordinanza pronunciata dal Gip di Agrigento all’esito dell’udienza di convalida dell’arresto, unitamente all’esposto presentato alla Procura della Repubblica di Roma dal Presidente del Garante nazionale per i diritti  dei detenuti, Mauro Palma, in merito al caso Sea Watch 3 (pubblicato sul sito web del Garante, a questo link) e al relativo comunicato stampa (anch’esso accessibile dal sito del Garante, a questo link).

La redazione

 

 

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[1] Docente di Diritto internazionale e Diritti dell’uomo presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università Cattolica di Milano.

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