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Mentre il comando è consegnato al linguaggio, scelto e ordinato nel proposito di rendersi comprensibile e partecipabile dal destinatario, l’ascoltare (che è il necessario presupposto dell’obbedire o disobbedire) trae in campo i problemi dell’interpretazione, di questo ponte gettato fra gli interlocutori.

Il “significate” non è cosa che si trovi nel mondo, e si lasci prendere e usare per il comodo degli uomini, ma un risultato del pensiero, di un mettersi all’unisono con il messaggio normativo

Il quale talvolta è nitido e preciso; ma bene spesso si discosta dalla legalità linguistica, si popola di termini tecnici, si piega all’occasionalismo di casi e circostanze.

Il simbolico orecchio dell’ascoltatore è colpito da rumori confusi, appunto “assordanti”, sicché il destinatario del comando si ferma smarrito, e finisce per darsi da solo la propria regola. Da questo naufragio può trarre in salvo solo la vincolante e autoritaria parola del giudice

[…] Mentre la peste ateniese, descritta nella cruda prosa di Tucidide (La guerra del Peloponneso, II, 53), genera anomia, tramonto di leggi, il virus del nostro tempo produce l’eccesso di regole, le quali, nella loro convulsa precarietà, possono metter capo […] all’orrido vuoto, dove dominano la pura violenza o la perversa astuzia dei singoli. Se l’inflazione monetaria riconduce gli uomini alla primitività dello scambio di beni, dal canto suo l’inflazione di regole […], suscitando nebbioso sconcerto, non trova né ascolto né obbedienza, e trae la società verso il naufragio collettivo o l’informe agitarsi degli animi spauriti e smarriti […].

E allora si delinea la tragedia dell’anomia, di un declino del vincolo legislativo, poiché, come osserva Tucidide, «nessun timore degli dei o norma degli uomini» trattiene più i membri della comunità. L’eccesso di norme si rovescia in assenza di norme

 

N. Irti, Viaggio tra gli obbedienti, La Nave di Teseo, 2021, cap. 2, § 7.

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per far emergere l’inatteso e il non detto nel diritto penale

 

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