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15.05.2019
Carlo Zocchetti

Alcune riflessioni sulle valutazioni di cancerogenicità da parte della IARC (International Agency for Research on Cancer)

Abstract. Il lavoro esamina il programma delle monografie IARC (International Agency for Research on Cancer) sulla valutazione del rischio cancerogeno per l’uomo delle sostanze chimiche, dalla sua origine (1971) fino ai giorni nostri, per individuare i criteri che hanno portato l’Agenzia a concludere che una determinata sostanza (mansione, lavorazione, tipo di industria) causa il cancro nell’uomo.

Dopo avere ricordato che per la IARC le valutazioni proposte, il cui percorso metodologico è sempre esplicitamente descritto in un documento (preambolo) posto all’inizio di ogni volume delle monografie, hanno lo scopo di assistere le autorità nazionali ed internazionali nel formulare decisioni che riguardano misure di prevenzione, il lavoro segnala che, strettamente parlando, l’Agenzia non ha mai definito formalmente un concetto di causa, limitandosi a precisare, nel tempo, che un agente è definito cancerogeno se è capace di aumentare l’incidenza delle neoplasie maligne, ridurre la loro latenza, o aumentare la loro gravità o molteplicità.

La criteriologia valutativa della IARC si è modificata ed allargata nel corso degli anni, ed oggi prevede tre criteri per l’interpretazione causale di una associazione: devono essere escluse la presenza del caso, dei bias, e del confondimento. Inoltre suggerisce di considerare cinque elementi la cui ricorrenza può aumentare la confidenza nell’inferire una associazione causale: forza della associazione, concordanza di più studi, esistenza di una relazione dose-risposta, riduzione dell’incidenza a seguito della riduzione della esposizione, specificità della associazione. L’intero processo di valutazione viene discusso e vengono commentati gli elementi specifici della criteriologia.

Lo schema di classificazione della Agenzia prevede cinque categorie: gruppo 1 (l’agente è cancerogeno per l’uomo), gruppo 2A (l’agente è probabilmente cancerogeno per l’uomo), gruppo 2B (l’agente è possibilmente cancerogeno per l’uomo), gruppo 3 (l’agente non è classificabile quanto alla sua cancerogenicità per l’uomo), gruppo 4 (l’agente è probabilmente non cancerogeno per l’uomo).

Il lavoro si conclude discutendo un esempio pratico di valutazione, proposto piuttosto di recente e relativo alla cancerogenicità per il polmone dell’industria della gomma, evidenziando nel caso specifico, da una parte, le difficoltà riscontrate nella applicazione dei criteri enunciati e, dall’altra, la distanza tra le affermazioni di principio (la criteriologia) e la loro pratica attuazione.

L’esplicitazione della criteriologia IARC e delle sue difficoltà applicative hanno lo scopo di evidenziare le differenze con le criteriologie usate abitualmente nell’ambito del diritto.

Questo articolo è stato sottoposto in forma anonima alla valutazione di due revisori esperti, con esito favorevole.

 

SOMMARIO: 1. Introduzione. – 2. I primi 16 volumi delle monografie: 1972-1978. – 3. Dal 1978 al 1982. – 4. Dal 1982 ai giorni nostri. – 5. Quindi? – 5.1. Obiettivi del programma. –5.2. Concetto di causa. – 5.3. Criteri per la causalità. – 6. Un esempio di valutazione. –6.1. Il caso. – 6.2. I bias. – 6.3. Il confondimento. – 6.4. Forza dell’associazione. – 6.5. Concordanza di più studi. – 6.6. Esistenza di una relazione dose-risposta. – 6.7. Riduzione dell’incidenza a seguito della riduzione della esposizione. – 6.8. Specificità dell’associazione. – 7. Conclusioni.

 

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