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09.10.2019
Redazione

Diritto e letteratura hanno in comune l’uomo e la sua vita

Un viaggio letterario e giuridico

Fascicolo 10/2019

Pubblichiamo qui, per gentile concessione editoriale, il presente contributo di Vincenzo Vitale, originariamente pubblicato sulla rivista Il Dubbio, il 3 agosto 2019.

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Si fa presto a dire letteratura. Ma che cosa è la letteratura? Le risposte fornite sono diverse e spesso in contrasto fra loro. È forse un insieme di leggende? O di racconti fantastici? È forse un passatempo? Oppure un insieme di parole legate fra loro in modo originale ed elegante? O, ancora, un insieme di strutture linguistiche connotate da specifiche caratteristiche?

Qualunque sia la risposta, è difficile negare come la letteratura abbia comunque a che fare con la verità dell’uomo e dei rapporti umani.

Lo ha ribadito in modo convincente, fra gli altri, Tzvetan Todorov, quando ha stigmatizzato come esiziale assurdità che gli studenti di letteratura la studino in via esclusiva per diventare appunto conoscitori di letteratura e, possibilmente, critici letterari. E invece essi, continua lo studioso bulgaro, dovrebbero studiarla per divenire esperti di umanità, perché la letteratura ha questo compito proprio: investigare le più riposte pieghe dell’esistenza umana, portandone allo scoperto la verità.

Allo stesso modo, si fa presto a dire diritto. Ma che cos’è il diritto? Un insieme organizzato di norme di comportamento? Una costellazione di atti linguistici costitutivi di nuove realtà? O, forse, il diritto, lo si ritrova fra la brossura dei codici? O, ancora, nelle sentenze dei Tribunali o delle Corti?

Qualunque sia la risposta, è difficile negare come il diritto abbia comunque a che fare con la verità dell’uomo e dei rapporti umani.

Che cos’è il diritto? […] Qualunque sia la risposta, è difficile negare come il diritto abbia comunque a che fare con la verità dell’uomo e dei rapporti umani

Lo ha ribadito in modo convincente, fra gli altri, Sergio Cotta, quando ha stigmatizzato come esiziale assurdità che gli studenti di diritto lo studino in via esclusiva per diventare appunto conoscitori del diritto e, possibilmente, giuristi. E invece essi, continua il filosofo italiano, dovrebbero studiarlo per divenire esperti d’umanità, perché il diritto ha questo compito proprio: esplorare le più nascoste pieghe dell’esistenza, per giudicarne la verità. Come si vede già da queste poche battute, diritto e letteratura hanno molto di più che elementi in comune, come tanti hanno in passato evidenziato; molto di più che metodologie affini di conoscenza; molto di più che il comune ricorso alla parola detta e scritta.

In realtà, diritto e letteratura si incontrano ad un crocevia fondamentale, quello stesso della verità. E in questo crocevia si consuma il loro rapporto, ammesso che di rapporto si possa parlare, così come hanno fatto negli ultimi anni innumerevoli studi sull’argomento.

Ciò che propongo di considerare, prendendo questo argomento molto sul serio, non è il rapporto fra il diritto e letteratura, al pari di quello esistente fra diritto e psicologia, fra diritto e informatica e via dicendo; quanto come la letteratura rappresenti, a suo modo, una dimensione costitutiva del diritto, tale che lo sostiene e lo vivifica dall’interno, con necessaria esclusione di qualunque rapporto estrinseco.

Questa fondamentale importanza della letteratura per l’esistenza stessa del diritto, e dei giuristi, e che ne promuove sempre la rinascita, si articola in tre specifiche funzioni. La prima è quella maieutica, in quanto la letteratura fa da levatrice al diritto, inducendolo a portare alla luce la propria specifica verità, che null’altro è se non la giustizia, colei che ripartisce le ragioni dai torti.

La seconda è quella rivelativa, in quanto rivela al diritto la sua propria verità, inducendolo a riorientarsi di continuo in direzione della vita degli uomini e della giustizia che la governa.

La terza è quella rammemorativa, in quanto ricorda al diritto ciò che esso sa da tempo immemorabile – cioè che esso deve occuparsi della vita – ma che a volte esso sembra dimenticare.

Ovviamente, si tratta di tre facce della stessa medaglia, ammesso che una medaglia possa avere tre facce, perché chi nomina una di tali funzioni, le nomina tutte.

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Sicché, il diritto non entra in rapporto con la letteratura, come molti si ostinano a ripetere, dal momento che invece soltanto in essa trova il necessario alimento, semplicemente in quanto l’oggetto della letteratura e del diritto è il medesimo: la vita stessa. E non è poco, se si pensa che proprio della vita oggi i giuristi sembrano essersi fatalmente dimenticati.

Basti leggere e meditare in proposito alcune massime della Cassazione da dove emerge con dolorosa chiarezza come la vita autentica degli esseri umani sembri distante anni luce: ragionamenti su norme che richiamano altre norme e circolari e regolamenti e precetti e via di questo passo in un delirio di crescente rarefazione che, se pur soddisfa le esigenze di consunti apparati logici, non è assolutamente in grado di capire nulla del rapporto umano che si tratti di regolare: questo è stato semplicemente dimenticato.

Diritto e letteratura si incontrano ad un crocevia fondamentale, quello stesso della verità. E in questo crocevia si consuma il loro rapporto […]. L’oggetto della letteratura e del diritto è il medesimo: la vita stessa

Ecco allora il compito della letteratura farsi ancora più chiaro: cercare di evitare questa mortale autoreferenzialità del diritto, riconducendolo, alla fine del suo tortuoso percorso, lì da dove era partito: ancora e sempre la vita degli esseri umani.

A questo scopo, si presenteranno su queste pagine, nei prossimi giorni, alcune narrazioni più o meno celebri di varia provenienza e diverse fra loro, ma tutte in grado di prestarsi ad una interpretazione univoca e ineliminabile: far intendere che – così come il Sabato – le norme del diritto sono per l’uomo; e mai l’uomo per le norme.

Ecco allora il compito della letteratura farsi ancora più chiaro: cercare di evitare questa mortale autoreferenzialità del diritto, riconducendolo […] lì da dove era partito: ancora e sempre la vita degli esseri umani

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